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La figura di Falaride, tiranno di Agrigento dal 571 a. C. circa fino alla sua morte avvenuta attorno al 554 a. C., divenne presto leggendaria e come tale poco o nulla si conosce sulla vita di questo personaggio storico. Di certo si sa solo che gli storici costruirono su di lui storie sempre negative, descrivendolo come un mostro di crudeltà. Il primo a farlo fu il poeta greco Pindaro, poi seguì una schiera di letterati famosi, tra cui Cicerone e anche Dante, il quale nella sua Divina Commedia lo pose nel 27 canto dell'Inferno (si basarono tutti su quanto scritto in precedenza da Pindaro). La storia che Falaride arrostiva i suoi nemici chiudendoli in un toro di ottone è quasi certamente falsa, tuttavia piacque molto sia da scrivere che da narrare in tempi in cui non esistevano altri intrattenimenti serali se non il raccontarsi favole di ogni genere. I letterati le scrivevano per forgiare la moralità dei loro contemporanei, quindi la realtà dei fatti non aveva nessuna importanza. Senz'altro Falaride non usò mai la mano morbida con i nemici, ma in questo nemmeno i greci e i romani fecero eccezione. Egli non ottenne dagli storici antichi nessun onore, ciononostante quelli moderni hanno rivalutato il suo personaggio, definendolo perfino un probabile pacere. La città di Agrigento era stata fondata da due diverse etnie: rodia e cretese, le quali entrarono presto in conflitto per la gestione del potere. Questo tiranno sicuramente con una politica bellicosa, mise fine al conflitto che stava lacerando la città e poi per salvaguardarne i confini, sottomise anche le genti residenti nelle terre vicine. Naturalmente questo gli creò parecchio odio contro. Non bisogna scordare che Agrigento fu fondata durante il periodo della Magna Grecia, quando ogni città costituiva uno Stato a sé sempre in rivalità con gli altri per interessi economici. Se tale impero fu sottomesso dai romani, capitò perché le città greche si detestavano a morte una con l'altra e invece di unirsi per combattere il nemico, preferirono avvantaggiarlo pur di non far pace. Non per nulla a parlare negativamente di questo tiranno fu per primo il poeta greco Pindaro, proveniente da un'altra città Stato (nato in Beozia e morto ad Argo). Il Tiranno di Agrigento Falaride perciò, tanto disprezzato nei secoli, altro non fu che uno dei tanti uomini bellicosi del tempo, solo sprovvisto di storici che potessero vantare per bene le sue gesta scrivendo testi a cui magari Cicerone e Dante avrebbero potuto attingere.
(FAGR 13-03-2025)
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