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UN GRANDE DRAMMATURGO
Le commedie dello scrittore russo Anton Cechov (1860-1904) vengono considerate tra le più importanti della drammaturgia di tutti i tempi. Egli amava molto il teatro e nella sua famosa opera “Il gabbiano”, attraverso la protagonista (una brava attrice) in grado di superare i dispiaceri usando la recitazione, ci svela il suo pensiero che vede lo spettacolo teatrale come qualcosa capace di migliorare il nostro umore e i nostri pensieri. Il suo capolavoro teatrale assoluto è “Il giardino dei ciliegi”, dove abilmente mise in scena i cambiamenti sociali avvenuti in Russia ai suoi tempi rappresentando una aristocrazia dissipatrice dei propri beni in favore di una borghesia avida e una generazione di studenti con sogni e idee confuse.
Cechov fu anche un talentuoso letterato ammirato da Tostoj e da parecchi altri intellettuali russi per i suoi numerosi racconti in cui descrisse la vita in campagna, la noia e l'impossibilità per un uomo di avere dei rapporti con gli altri equilibrati; tra questi ricordiamo la storia dedicata all'analisi della follia intitolata “Il monaco nero”, dove il protagonista, un professore di psicologia, si ritrova ad essere più felice quando ha delle allucinazioni (vede un monaco nero) che quando per gli altri stava in perfetta salute mentale. E' però per il teatro che lui diede il meglio di sé, forse perché lo vedeva come unico mezzo capace di rendere sopportabile la vita.
L'esistenza di Cechov venne purtroppo funestata da una infanzia difficile con un padre violento e dalla sua malattia sopraggiunta in giovane età.
Morì di tisi a soli 44 anni.
(FAGR 28-10-2021)
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