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RIVISTA DELLA FAGR-Libri
UN POETA CONTRARIO AL MATRIMONIO 
 
Il poeta, scrittore e drammaturgo Vittorio Alfieri (1749-1803), nacque conte, ma ad un certo punto della sua vita rifiutò il titolo nobiliare con la maggior parte dei suo beni (li cedette alla sorella Giulia) per essere più libero di vivere come desiderava. Lui detestò con tutto se stesso l'istituzione del matrimonio e non volle sposarsi mai perciò non poteva dare un erede legittimo alla sua casata. Tutti i suoi grandi amori furono donne sposate e si curò sempre poco di creare grossi scandali.  
Il primo sbocciò in Olanda, precisamente all'Aia; non ancora ventenne; s'innamorò di Cristina, la moglie del barone Imhof; quando scoppiò lo scandalo fu costretto a lasciarla e  per questo tentò il suicidio (venne salvato dal suo fedele sevo, Francesco Elia). Alfieri viaggiò di continuo da giovane e nel 1771 a Londra, conobbe Penelope Pitt, moglie del visconte Edward Ligonier, il quale scoperta la loro tresca, lo sfidò a duello ferendolo lievemente.  
Rientrato in Italia ebbe una relazione con la marchesa Gabriella Falletti di Villafalletto, moglie di Giovanni Antonio Turinetti, marchese di Priero, sarà però lui questa volta a lasciarla per poter portare a termine le sue opere. Nel 1777 conobbe la donna che lo avrebbe legato a sé per tutta la vita, la principessa Luisa di Stolberg-Gedern, contessa d'Albany, moglie di Carlo Edoardo Stuard, pretendente giacobita al trono di Gran Bretagna. Questa volta il marito geloso fece però peggio che sfidarlo a duello, quasi uccise di botte sua moglie; salva per miracolo, grazie al cognato,  cardinale e duca di York che non approvava il fratello, la contessa d'Albany ottenne una dispensa papale e poté lasciare il violento marito. In ogni caso neppure quando la donna rimase vedova, Alfieri la sposò. L'amò sempre molto, tanto che le lasciò alla sua morte ogni avere, ma di matrimonio non si parlò mai tra loro.  
Di carattere tormentato, questo scrittore fu uno dei precursori delle inquietudini romantiche in letteratura, ispirando così tutti gli intellettuali del Risorgimento italiano, a partire da Ugo Foscolo che lo adorò. Alfieri ebbe grande successo già mentre era in vita con le sue tragedie: Antonio e Cleopatra, Antigone, Filippo, Oreste, Saul, Maria Stuarda e Mirra, dove si soffermò sempre sull'affermazione dell'individuo sulla tirannia, tuttavia evitò costantemente di frequentare i governanti del suo tempo. Si tenne con cura lontano da loro non si facendosi mai abbagliare dalle loro politiche (come capitò a Foscolo con Napoleone) perché il suo odio verso il dispotismo dei sovrani risultò sempre imperituro.   
(FAGR 22-5-20)