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RIVISTA DELLA FAGR-Libri
LA SECCHIA RAPITA DI ALESSANDRO TASSONI 
 
Lo scrittore e poeta modenese Alessandro Tassoni (1565-1635), di famiglia aristocratica, lavorò per cardinali e principi italiani, ma non restò mai a lungo con nessuno. Aveva un carattere ribelle con uno spirito sarcastico e beffardo che gli procurò sempre parecchi nemici. Scrisse testi pungenti che non risparmiarono mai nessuno, neanche Omero e Petrarca, di cui detestava la venerazione generale dei dotti del suo tempo.  
Tra il 1606 e il 1607 mentre si trovava a Roma, fece parte della Accademia degli umoristi e nel 1614 scrisse “La secchia rapita”, il suo capolavoro con cui ebbe da subito grande fama. Tradotto in molte lingue la fortuna di questo testo durerà oltre la vita dello scrittore e se ne fecero anche parecchie imitazioni sia da parte di poeti mediocri che insigni. Questo poema  proclamò Tassoni il maggiore umorista italiano del XVII secolo. 
Si tratta di un libro legato al clima ormai antieroico che si cominciò a respirare dal 1605 in letteratura con la prima uscita del “Don Chisciotte” di Cervantes, il poema eroicocomico iniziatore di un filone letterario destinato a lunga vita. L'argomento di “Secchia rapita” parla di un fatto storico realmente accaduto nel 1325 quando i modenesi rapirono davvero una umile secchia al bolognesi dopo la battaglia di Zappolino.  
Lo scrittore nascose però sotto una maschera medioevale fatti della cronaca contemporanea con acuto spirito e bravura,  rendendo i personaggi caricature divertenti capaci di sfogare la sua rabbia per la politica dei principi italiani, a suo avviso troppo a favore di quella spagnola e straniera in generale.  
Tassoni fu tra i primi intellettuali ad auspicare l'unione degli Stati Italiani e a descrivere la decadenza dei dominatori spagnoli. 
 
(FAGR 20-1-20)